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Lanciato il nuovo sito Changing Diabetes Barometer
Il sito costituisce il risultato tangibile del processo di raccolta dati dell'iniziativa del Barometro;
è un 'lavoro in corso' che incoraggia ulteriormente la raccolta e la diffusione
dei dati sugli outcames della cura del diabete. Il sito contiene cinque mappe del mondo
che riportano dati su 'prevalenza', 'qualità della cura', 'costo della cura', 'accesso
alla cura' e 'piani nazionali Julie, l’assistente del sito, sarà a disposizione con un click del mouse per offrire brevi filmati introduttivi relativi alle mappe e fornire informazioni generali sull'iniziativa del Barometer e sul sito, nonché sui piani per il futuro. Ogni pagina conterrà un link per permettere ai visitatori di inviare ulteriori dati per le mappe on-line.
E in futuro i visitatori potranno iscriversi e ricevere le newsletter.
http://www.changingdiabetesbarometer.com

Changing Diabetes Barometer
International Seminar di Oxford

E' stato pubblicato il report del Changing Diabetes Barometer International Seminar svoltosi a Oxford l'8 e 9 Dicembre 2008.
Al Seminario, che è stato organizzato dall'Oxford Health Institute, dall'International Diabetes Federation Europe e da Novo Nordisk, hanno partecipato delegazioni provenienti da 20 Nazioni.

China faces 'diabetes epidemic'
China faces a diabetes epidemic, with almost one in 10 adults having the disease while most cases remain undiagnosed, researchers have said.
Tests showed diabetes was more endemic than previously thought, according to the New England Journal of Medicine.
The figures suggest China has some 90 million diabetics, far more than India.
Rapid economic growth has affected public health, through urbanisation, changed diets and more sedentary lifestyles, researchers said.
Rigorous new tests suggested that more than 92 million Chinese adults had diabetes and that nearly 150 million more were showing early symptoms, researchers said.
This represents a major public health problem for the authorities in Beijing as diabetes is a major factor in illnesses such as heart disease, stroke and kidney disease, correspondents say.
"In the last 10 years, with the country's economy expanding quickly and people's standard of living improving, people's lifestyles have changed," said Yang Wenying, one of the report's 20 authors, who is head of endocrinology at Beijing's China-Japan Friendship Hospital.
"China's economic development has gone from a situation of not being able to eat enough, of poverty, to having enough food and warm clothes, and doing much less exercise," she told the AFP news agency.
The US has a similar percentage of sufferers, but China with its massive population now has more diabetics than anywhere else in the world, says the BBC's Michael Bristow in Beijing. The Chinese study was based on a representative sample of more than 46,000 adults aged 20 years or older from 14 provinces and municipalities.
Last year, US research suggested that diabetes was becoming a global problem, with more than 60% of all cases likely to occur in Asia.

Story from BBC NEWS:
http://news.bbc.co.uk/go/pr/fr/-/2/hi/asia-pacific/8587032.stm
Published: 2010/03/25 12:58:54 GMT

Subito è meglio
Subito è meglio" (the earlier, the better): agire subito per affrontare in modo nuovo e più concreto una malattia che avanza giorno dopo giorno. Questa la nuova parola d'ordine della diabetologia italiana lanciata da AMD-Associazione Medici Diabetologi, che ha appena presentato il progetto SUBITO!.
Il progetto SUBITO! si pone un obiettivo culturale oltre che clinico: migliorare il compenso metabolico della persona con diabete, cioè riportare i valori della glicemia alla normalità e mantenerli costantemente sotto controllo, sin dall'esordio della malattia o comunque alla sua diagnosi, al fine di ridurre il peso delle complicanze cardiovascolari nei successivi 5 anni.
"Dobbiamo modificare il comportamento seguito sino a poco tempo fa: glicemie di 140-150 mg/dl non devono essere tollerate con benevolenza, ma devono 'subito' diventare oggetto di cura", spiega Carlo Giorda, Vicepresidente AMD. "Contiamo di farlo attraverso un lavoro organico di formazione, educazione e comunicazione che non coinvolga solo i diabetologi, ma anche i medici di medicina generale, gli altri specialisti, le associazioni di volontariato, le Istituzioni e il mondo dell'industria, perché siamo consapevoli che solo lavorando e impegnandoci tutti insieme possiamo rendere il nostro lavoro più efficace e più efficiente, nell'interesse delle persone con diabete", aggiunge Sandro Gentile, Presidente AMD.
In Italia, le persone con diabete rappresentano ormai il 7% della popolazione, quasi 4.200.000 concittadini. I costi sono raddoppiati in 20 anni: nel 1998, il diabete pesava sulle casse dello Stato per circa 5 miliardi di euro, pari al 6,7% della spesa totale per la sanità; oggi le stime parlano di 11 miliardi di euro, circa il 10% della spesa sanitaria. Nel nostro Paese, ogni anno 75.000 persone con diabete subiscono un infarto, 18.000 un ictus, 20.000 vanno incontro a insufficienza renale cronica, 5.000 patiscono l'amputazione degli arti inferiori, 18.000 muoiono.
I principali studi scientifici recenti hanno dimostrato come intervenire subito sulla glicemia sia di estremo beneficio per la persona con diabete, oltre che per le finanze pubbliche. "Se cominciassimo a trattare in maniera rigorosa la malattia almeno 5 anni prima - dice Giorda - potremmo ridurre le complicanze cardiovascolari di oltre il 40%, secondo i dati dello studio STENO-2".
Giova peraltro ricordare che sono proprio le complicanze della malattia, a causa dell'impatto dei ricoveri ospedalieri, a incidere per quasi il 50% sui costi diretti del diabete, senza considerare le giornate di lavoro perse o le pensioni di invalidità, che hanno un peso importante sul sistema Paese.
Ciononostante, dai dati degli ANNALI AMD, ossia gli indicatori della qualità dell'assistenza diabetologica in Italia ideati e realizzati dall'Associazione, risulta che ogni anno circa il 17% delle visite effettuate negli oltre 650 centri diabetologici italiani che afferiscono ad AMD siano 'primi accessi', cioè persone con diabete che si presentano al centro per la prima volta, ma già con malattia in atto, in media, da oltre 7 anni. Soprattutto, con valori di emoglobina glicata (HbA1c) fuori norma (in media 7,4%) e un profilo di elevato rischio cardiovascolare: pressione del sangue oltre i valori di 140/90 mmHg nel 58,6% dei casi, colesterolo "cattivo" LDL superiore a 130 mg/dl nel 34,7%. "E' evidente che qualche cosa, nel sistema di gestione della malattia diabetica non funzioni a dovere", prosegue Giorda.
Per queste ragioni è nato il progetto SUBITO! che si svilupperà nel prossimo quadriennio in diverse direzioni: la formazione del medico a un nuovo approccio alla malattia, fondato sul principio che la strada giusta non è far scendere la glicemia quando si è già assestata su valori scadenti, ma impedire che essa si deteriori cercando di intervenire tempestivamente e intensivamente; l'educazione terapeutica, per coinvolgere maggiormente la persona con diabete a un ruolo attivo nella gestione della sua malattia; la ricerca, per migliorare le conoscenze; la misurazione dei risultati di processo, per rendere più efficace ed efficiente l'intervento; il governo clinico, con l'impegno a diffondere la 'cultura' della continuità assistenziale, della presa in carico e dell'interazione fra i vari operatori - medici del territorio, diabetologi, altri specialisti e professionisti - a vario titolo coinvolti nell'equipe diabetologica.
"Questi sono i nostri propositi e questo è ciò che ci prefiggiamo di raggiungere", riprende Gentile. "AMD ha già dimostrato con la realizzazione degli ANNALI, la raccolta di dati per il monitoraggio dell'assistenza sul territorio che confronta 46 indicatori di qualità dell'assistenza diabetologica in Italia, di essere all'avanguardia nel mondo. Lo testimonia la decisione assunta recentemente dall'International Diabetes Federation (IDF) di includere nelle proprie linee guida una serie di indicatori mutuati direttamente dagli ANNALI AMD. Non solo, appena nato, SUBITO! sta già facendo scuola. È di pochi giorni fa la notizia che anche questo progetto AMD sarà portato dall'IDF all'attenzione dei colleghi europei nell'ambito delle azioni volte a migliorare l'applicazione delle linee guida internazionalmente riconosciute, che vedono nel rigoroso trattamento precoce un punto saldo", conclude Gentile.

(PharmaStar 15 Marzo 2010)

I problemi dei malati cronici
Diagnosi tardive, assistenza territoriale carente, accesso ai farmaci difficoltoso e difforme sul territorio nazionale. Costi privati in crescita, con 2.500 euro l'anno a testa spesi in medicinali, necessari e non rimborsati, e oltre 9 mila euro per la badante. I malati cronici in Italia pagano il conto dei Piani di rientro e dei tagli al budget in molte Asl e si ritrovano con una assistenza a pezzi. E' il quadro che emerge dal Rapporto 'Malattie croniche e diritti: zona ad accesso limitato', presentato a Roma dal Coordinamento delle associazioni dei malati cronici di Cittadinanzattiva.
L'indagine, frutto del contributo di 48 fra le 80 organizzazioni di malati cronici e rari aderenti al Cnamc di Cittadinanzattiva, segue il percorso affrontato dal momento della diagnosi al ricovero in ospedale, all’assistenza sul territorio, all’accesso ai farmaci, per capire quanto il Ssn soddisfi le esigenze di salute dei cittadini e quali sono le principali criticità. E, la fotografia mostra più ombre che luci. Secondo i dati 2009 dell’Istat, il 39% degli italiani soffre di almeno una patologia cronica: artrosi/artrite (18%), ipertensione (16%), allergie (10%), osteoporosi (7%), bronchite cronica e l’asma bronchiale (6,2%), il diabete (4,8%).
DIAGNOSI. E' una vera impresa. Il 92% delle associazioni segnala infatti difficoltà di giungere a una diagnosi precisa e tempestiva, per molteplici motivi: scarsa formazione dei medici e dei pediatri rispetto alle specifiche patologie, scarsa diffusione dei centri specializzati, mancata definizione di percorsi diagnostico-terapeutici per singola patologia, lunghi tempi di attesa per esami e visite specialistiche finalizzate. Conseguenza immediata delle diagnosi ritardate è l'insorgenza e il peggioramento delle complicanze (segnalata dal 66% delle associazioni) oltre che l’aumento dei costi sociali (65%) e di quelli privati (60%).
ASSISTENZA TERRITORIALE. E' a pezzi e aumentano i ricoveri inappropriati. Oltre la metà delle associazioni sottolinea che i pazienti sono costretti a farsi ricoverare in ospedale per le carenze dell’assistenza sanitaria territoriale.
E, anche durante la degenza, i cittadini lamentano la mancata integrazione tra le figure professionali (42%), l’assenza del tutor di riferimento (60%) e del supporto psicologico (73%). Dimessi dall’ospedale, si scontrano con la mancata attivazione dei servizi territoriali (69%).
FARMACI. Le carenze e disparità nell’accesso ai medicinali sono tra i problemi maggiormente sentiti dalle associazioni di malati cronici e rari e comportano costi notevoli per i cittadini, fino a 2.500 euro l’anno.
In particolare la metà delle associazioni segnala la disomogeneità nella distribuzione dei farmaci tra Regioni e anche fra le Asl della stessa regione; la limitazione da parte di ospedali e Asl per limiti di budget; la non rimborsabilità di alcuni farmaci che si trovano in fascia C, a totale carico dei cittadini, nonostante siano indispensabili per la loro salute. I parafarmaci, come integratori alimentari, cibi particolari, creme e pomate, lacrime artificiali, sono considerati indispensabili per il trattamento della patologia, eppure sono a carico dei cittadini.

(Adnkronos salute – Adelisa Moro – 13 Marzo 2010)

Sei milioni di italiani diabetici, ma un milione non lo sa
Una ‘pandemia’ che, secondo le ultime stime, colpisce circa 6 milioni di italiani, con un milione di malati che ancora ignora la propria condizione. Dopo i 40 anni, un connazionale su tre è infatti a rischio diabete, malattia che all’inizio non dà disturbi o dolori, ma danneggia in modo subdolo e irreparabile l’organismo.
Per garantire in tutta la Penisola una diagnosi precoce e un trattamento aggressivo, fin dalle prime fasi della malattia, “serve un’azione sinergica tra medici, politici e pazienti”, che sensibilizzi tutti sull’importanza di cure rapide ed efficaci, per garantire al maggior numero di diabetici il controllo glicemico e prevenire le conseguenze della malattia.
Questo l’appello di esperti e politici intervenuti oggi a Roma all’incontro ‘Fermare il diabete: una sfida per la sanità e le Istituzione’, promosso dall’Osservatorio sanità e salute.
A preoccupare specialisti e istituzioni la situazione di chi oggi ignora la propria malattia, e i tempi lunghi spesso necessari per arrivare alla diagnosi. “In media - spiega all’Adnkronos Salute Pietro Folino Gallo, dirigente dell’ufficio coordinamento Osmed dell’Aifa - dall’insorgenza del diabete alla sua diagnosi e cura passano 5-6 anni: si tratta di una malattia subdola - ricorda - per cui il medico di famiglia ha il ruolo di prima sentinella sul territorio”, sottolinea. “A ostacolare l’azione per migliorare il trattamento c’è soprattutto la burocrazia asfissiante, che causa anche notevoli sprechi. Basti pensare che la spesa per le strisce reattive diagnostiche supera di un terzo quella per curare il diabete”, dice Antonio Tomassini, presidente della XII Commissione Permanente Igiene e Sanità del Senato. L’attenzione ai costi, insomma, a volte rischia di generare mostri.
“Ci è stato segnalato il caso di Asl che sostituiscono la terapia biotech dei pazienti con prodotti ‘equivalenti’, ma nel caso di questi farmaci è rischioso modificare il trattamento”, evidenzia Tomassini. Di “disparità di trattamento nelle Regioni e lacune abissali” parla Emanuela Baio Dossi, membro della Commissione parlamentare per l’Infanzia e “diabetica dall’età di 9 anni. Dobbiamo lavorare insieme per promuovere la ricerca sulle cause della malattia - invita la senatrice - e investire risorse pubbliche in questo settore”. “Nel 2025 l’Organizzazione mondiale della sanità stima che 300 milioni di persone nel mondo soffriranno di diabete. Inoltre, oggi in Europa il 30-50% dei casi non è diagnosticato - continua Folino Gallo - Insomma, una parte sostanziale di pazienti resta per 4-7 anni senza una diagnosi e un trattamento adeguato”.
Inoltre, “nei primi 11 mesi del 2009 sono stati spesi 519 milioni di euro per gli antidiabetici in Italia, di cui 246 milioni per forme orali e 273 milioni per le insuline”. Poi ci sono i nuovi farmaci biotech: la spesa sanitaria, in questo caso, “rappresenta il 3% di quella per tutti gli anti-diabetici”, calcola.“Il nostro servizio sanitario deve garantire alla persona con diabete l’uso di metodi diagnostici e terapeutici appropriati, in modo uniforme. Perché è possibile condurre una vita normale con questa malattia”, conclude la Baio Dossi, sottolineando ancora una volta l’importanza di promuovere studi che abbiano come obbiettivo il cambiamento della storia naturale del diabete.

(Adnkronos salute 23 Febbraio 2010)

Gli scienziati scoprono il pezzo mancante nel puzzle del diabete
Oltre 170 milioni di diabetici in tutto il mondo potrebbero ben presto tirare un sospiro di sollievo grazie ad un team internazionale di scienziati che ha scoperto il colpevole di questa malattia debilitante. Presentati nella rivista Nature, i risultati dello studio mostrano che il responsabile del diabete congenito è un gene fino ad ora non studiato, RFX6.
Il diabete insorge quando il pancreas non riesce a produrre quantità sufficienti d'insulina, perché le isole di Langerhans (speciali gruppi di cellule che si trovano nel pancreas) sono danneggiate e non possono produrre e secernere gli ormoni che aiutano il corpo a scomporre il cibo e a utilizzarlo. In un'isola vi sono cinque tipi di cellule, tra cui le cellule beta che producono l'insulina.
Scienziati belgi, canadesi e nordamericani hanno affrontato questo problema identificando nelle cellule beta delle isole di Langerhans una deficienza che è causa del diabete. I ricercatori dell'ULB (Université Libre de Bruxelles) in Belgio hanno collaborato con i colleghi della McGill University in Canada per determinare le cause del diabete nell'uomo. I loro omologhi dell'americana University of California San Francisco (UCSF) hanno identificato il ruolo biologico del gene RFX6 nei topi.
In una dichiarazione, i ricercatori belgi hanno spiegato che la medicina genomica mira alla prevenzione ed al trattamento della malattia studiato su misura per le persone. Mentre, gli esperti in campo medico hanno applicato con successo questo approccio per trattare, per esempio, il tumore alla mammella e il cancro all'intestino, il suo uso resta ancora limitato per altre malattie, a causa della mancanza di comprensione dei meccanismi molecolari soggiacenti.
Gli esperti fanno notare che la comprensione è alimentata dall'osservazione di malattie rare innescate dall'assenza di un gene particolare nel genoma. 'Pensiamo che per ciascuno dei 30.000 geni del nostro genoma vi sia almeno 1 persona sulla Terra che abbia un difetto ereditario', dicono gli scienziati dell'ULB.
Il servizio di medicina genetica dell'Hôpital Erasme-ULB ha sviluppato le competenze cliniche che agevolano la diagnosi delle malattie, anche per quei casi estremamente rari che non sono mai stati osservati prima.
La dottoressa Julie Désir del servizio di Genetica medica e il Dr. Serge Vanden Eijnden del reparto di Neonatologia dell'Hôpital Erasme-ULB hanno osservato in un neonato gravemente malato un insieme di anomalie congenite, essenzialmente diabete e determinati difetti del sistema digestivo, caratteristici della sindrome di Martinez-Frias. I genitori del bambino erano consanguinei, cugini di primo grado sani. Tuttavia i ricercatori hanno notato antecedenti di diabete nella famiglia prossima, inclusi i genitori e i loro fratelli, zie e zii.
'Si potrebbe postulare che il gene responsabile, tuttora sconosciuto, abbia avuto un ruolo decisivo nello sviluppo delle isole di Langerhans e la produzione d'insulina, causando nel neonato la sindrome completa di Martinez-Frias', hanno commentato.
I ricercatori canadesi, guidati dal Dr. Constantin Polychronakos del Laboratorio di Genetica endocrina McGill, presso l'Ospedale infantile dell'Istituto di ricerca del centro ospedaliero della McGill University (RI MUCH), si sono serviti di tecnologie avanzate, tra cui il sequenziamento massivo in parallelo, per esaminare il gene RFX6.
'Questa scoperta ci porta più vicini a trovare un giorno la cura per il diabete', ha spiegato il Dr. Polychronakos. 'Ora che sappiamo che il gene RFX6 è cruciale nel processo di produzione dell'insulina, ci si apre la possibilità di trovare una cura attraverso la terapia genica, o attraverso terapie che creino nuove isole dalle cellule del resto del pancreas'.
Allo studio hanno contribuito anche scienziati francesi, italiani e inglesi.

( CORDIS notiziario 12 Febbraio 2010)

Le donne e il diabete: una maggiore cultura della prevenzione, tutta al femminile In Italia si stima che il 5,2% delle donne sia diabetico
La prevenzione del diabete diventa ancora più efficace se pensata in chiave di genere, per favorire una maggiore appropriatezza nel riconoscimento dei fattori di rischio, nelle diagnosi e nei trattamenti.
Roma, 9 febbraio 2010. Come promuovere efficacemente una maggiore cultura della prevenzione del diabete, tutta declinata al femminile e rivolta, quindi, in prima istanza alle donne. Questo il tema al centro della conferenza stampa “Diabete: donne e domani. Quale prevenzione?” che si è tenuta oggi presso la Sala Nassiriya del Senato della Repubblica.
Se è vero che l’arma della prevenzione si rivela decisiva per limitare la diffusione del diabete - patologia cronica e invalidante che sta registrando una netta crescita in tutti i paesi del mondo, tanto da essere definita “la nuova pandemia silente” - e per ritardare il momento in cui esso diventa cronico, diminuendo così i disagi dei malati e i costi per la sanità, essa diventa ancora più efficace se viene pensata in chiave di genere, per favorire una maggiore appropriatezza nel riconoscimento dei fattori di rischio, nelle diagnosi e nei trattamenti.
Sempre più donne, al giorno d’oggi, si trovano a svolgere molteplici ruoli nello stesso tempo - in famiglia, sul lavoro, nella società e, spesso, non trovano né il tempo né il modo per occuparsi di se stesse e della propria salute. Inoltre, secondo la “medicina di genere”- l’approccio metodologico che, nato una decina di anni fa negli Stati Uniti, distingue le ricerche e le cure mediche in base al genere di appartenenza del paziente, non soltanto da un punto di vista anatomico, ma anche secondo le differenze biologiche, funzionali, psicologiche e culturali che caratterizzano i due sessi essere donna anziché uomo influisce sullo stato di salute e sulla percezione che ne abbiamo.
In linea con il taglio volutamente femminile dato all’iniziativa, l’incontro ha visto la partecipazione di autorevoli relatrici, fortemente impegnate al più alto livello istituzionale nella ricerca di strategie efficaci per limitare la diffusione del diabete e garantire una migliore qualità di vita dei pazienti. I lavori sono stati aperti dal Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato, senatore Antonio Tomassini, che ha voluto testimoniare l’attenzione delle istituzioni nei riguardi dell’iniziativa.
“L’incidenza del diabete e le sue conseguenze negative normalmente non vengono correlate al sesso dei malati. Da qualche tempo si è passati a fare questo distinguo che ha evidenziato una netta prevalenza delle complicazioni connesse a questa patologia nel caso in cui i malati coinvolti siano donne” ha affermato la senatrice Laura Bianconi, Vice Presidente dei senatori del Pdl e componente della Commissione Igiene e Sanità. “Diabete e sesso femminile causano una maggior esposizione al rischio di morte per cause cardiovascolari (aumento di 2,2 volte per le donne diabetiche e 1,7 volte per gli uomini diabetici). I diabetici cinquantenni di ambo i sessi vivono in media 7,5 anni (gli uomini) o 8,2 anni (le donne) in meno rispetto ai coetanei non diabetici; la differenza in anni liberi da malattie cardiovascolari risultata di 7,8 anni negli uomini e 8,4 nelle donne. Questi dati confermano una peggiore qualità e una minore aspettativa di vita, soprattutto per le donne diabetiche”.
“Il diabete ha proseguito la professoressa Buzzetti, Professore Associato di Endocrinologia all’Università Sapienza di Roma e Direttore Unità Operativa Complessa di Diabetologia dell’Ospedale S. Maria Goretti di Latina - è una patologia ad elevata prevalenza (3-5%) ed in forte incremento, che interessa tutto l’arco della vita. Vi sono individui che sviluppano il diabete di tipo 1 in età infantile e adolescenziale - con forte impatto sulla qualità di vita sia del bambino che della mamma - soggetti che si ammalano in età adulta, ed infine anziani, sia tra gli obesi che tra i normopeso, che contraggono il diabete di tipo 2. Una delle priorità della società di oggi è quindi quella di cercare di approntare misure di prevenzione del diabete e delle sue complicanze”.
“Il diabete mellito ha ricordato la dottoressa Pisanti, Presidente e Coordinatore Commissione Nazionale Diabete del Ministero della Salute - rientra nelle quattro grandi patologie individuate dal Piano Sanitario Nazionale 2006-2008 - insieme alle malattie cardiovascolari, i tumori, le malattie respiratorie - ed è una patologia cronica a larghissima diffusione in tutto il mondo e destinata ad aumentare con il progressivo invecchiamento della popolazione. In Italia, i dati riportati nell’annuario statistico ISTAT 2008 indicano che è diabetico il 4,8% della popolazione (5,2% per le donne e 4,4% per gli uomini), pari a circa 2.900.000 persone.” Nella fascia d’età 18-64 anni la prevalenza è maggiore fra gli uomini, mentre oltre i 65 anni è più alta fra le donne. Per quanto riguarda la distribuzione geografica, la prevalenza risulta maggiore nel Sud e nelle Isole, con un valore del 5,8%, seguita dal Centro con il 5,3% e dal Nord con il 3,9%.
Secondo Francesca Merzagora, Presidente dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna,“Il diabete colpisce sia uomini che donne, anche se sembra osservarsi una lieve prevalenza nelle donne per quanto riguarda il diabete di tipo 2. Alcune forme di diabete, poi, colpiscono le donne in fasi “delicate” della loro vita come la gravidanza o la menopausa. La donna, inoltre, è doppiamente colpita da questa malattia sia perché si può ammalare, sia perché svolge l’importantissimo ruolo di caregiver nei confronti dei propri familiari, sostenendoli e supportandoli nella gestione di questa patologia”
Per la senatrice del PD Baio, “È la ricerca la vera sfida per il diabete. In Italia a livello diagnostico e terapeutico abbiamo buoni risultati, ma è fondamentale investire nella ricerca per riuscire a rintracciare la vera causa dell’insorgenza del diabete, a tutt’oggi ancora sconosciuta.
Siamo di fronte ad una malattia silenziosa, a causa della quale in un anno sono morte circa 18.000 persone, e ogni anno il SSN spende 5 milioni di euro proprio per far fronte alle complicanze di questa pandemia. Il diabete coinvolge indistintamente uomini e donne, ma per queste ultime esiste una specificità maggiore, sia nella fase della procreazione che nell’insorgere della menopausa. Fattori che determinano spesso nelle donne diabetiche complicanze molto critiche. Se prevenzione, diagnosi e cura sono essenziali, sono convinta che si possa fare ancora tanto per garantire alle donne diabetiche una maggiore attenzione mirata ad aumentare le loro aspettative di vita”.
In un’ottica di crescente attenzione istituzionale al diabete si inserisce anche la recente approvazione da parte del Senato - avvenuta nel dicembre scorso - della mozione bipartisan sulle prestazioni assistenziali ai malati affetti da questa patologia. La mozione, nata dall’impegno dei senatori Baio e Tomassini, è stata accolta favorevolmente dal Ministro della Salute Ferruccio Fazio, convinto della necessità di garantire l’accesso alle cure e alle prestazioni per i pazienti diabetici in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale. Dal mondo politico è arrivata anche la richiesta di comprendere nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) le prestazioni finora escluse per la cura del diabete e delle sue complicazioni.

(Progetto Diabete – 9 Febbraio 2010)

 
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Data di pubblicazione Gennaio 2010